Le frontiere della pirateria online – Editoria

da | Set 18, 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la denuncia dell’Associazione Italiana Editori (AIE), alla fine del mese di maggio del 2020, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha bloccato 26 canali Telegram all’interno dei quali erano disponibili per il download opere letterarie ed e-book. A questi gruppi erano iscritti oltre 350.000 persone.

Secondo una ricerca IPSOS realizzata per l’AIE, il mancato fatturato che la pirateria sottrarrebbe ogni anno al settore editoriale librario ammonterebbe a 528 milioni di euro, pari al 23% del mercato complessivo (escludendo il settore scolastico e l’export). Per il sistema Paese la perdita calcolata è di 1,3 miliardi di euro, mentre per il fisco di 216 milioni ogni anno. Inoltre, la pirateria che colpisce l’editoria produrrebbe mancata occupazione per 3.600 persone nella filiera e 8.800 posti tenendo conto anche dell’indotto.

Sempre secondo la stessa ricerca, scaricherebbero e usufruirebbero dei libri pirati il 36% degli italiani sopra i 15 anni e addirittura il 61% dei professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti ecc).

Non solo Telegram

Telegram, però, non è l’unico medium utilizzato dai pirati per diffondere materiale letterario protetto da copyright. Certo, l’app di messaggistica si presta bene all’opera poiché la cosiddetta “friction“, ovvero la difficoltà, il numero di passaggi e la fatica mentale richieste a un utente per scaricare questi contenuti è molto bassa. Come vedremo anche nei prossimi articoli sulle nuove frontiere della pirateria, la probabilità di utilizzo di uno strumento digitale e la sua diffusione è di frequente correlata alla sua facilità d’uso. Talvolta, infatti, uno strumento legale per usufruire di materiale protetto da copyright (es. Spotify o Netflix) ha più successo di uno illegale (es. scaricamenti di canzoni e film da utilizzando file Torrent) se è più rapido e immediato da usare, nonostante abbia un costo superiore.

In ogni modo, oltre Telegram, i pirati rendono disponibili per il download materiali letterari protetti da copyright su spazi in cloud accessibili da link indicizzati in maniera efficace su motori di ricerca e social network.

Di seguito, alcuni esempi relativi a “Il Colibrì” di Sandro Veronesi, libro vincitore del Premio Strega.

Google

Twitter e Pinterest

Pinterest

Cliccando su questi link, per l’utente non è così semplice raggiungere il libro pirata. Molto spesso, infatti, ci si imbatte in form di raccolta dati, servizi in abbonamento discutibili e moltissimi banner pubblicitari, usati dai contraffattori per monetizzare le ricerche degli utenti. Dopo diverse peripezie, spesso l’utente riesce a effettuare il download del materiale piratato, creando un danno non solo per gli autori, ma anche per l’intera industria letteraria.

Facebook

Anche su Facebook, il social network per eccellenza, scaricare libri protetti da copyright è molto semplice. Vengono in aiuto dell’utente sia pagine, che specifici gruppi.

Emule, BitTorrent e il Web Sommerso

Anche se meno usati dall’utenza generalista rispetto alla metà degli anni ’00 a causa dell’abbondanza di alternative, è ancora possibile utilizzare i celebri software/protocolli p2p Emule e BitTorrent per scaricare libri pirata.

Negli ultimi 10 anni, ovvero dall’ultimo aggiornamento di eMule, il software è stato quasi abbandonato, è infatti difficile reperire file recenti e gli utenti sono drasticamente diminuiti. Tuttavia, proprio quest’anno, prima di ferragosto, è stata rilasciata una nuova versione del software che introduce alcuni aggiornamenti di sicurezza (come l’integrazione del protocollo https) e un procedimento per recuperare i file danneggiati. Sarà da osservare quindi l’impatto di questa novità nei prossimi mesi/anni.
Un discorso simile vale per i file torrent.  Inizialmente, era di estrema facilità cercare i file torrent in siti e motori di ricerca dedicati. Gli sforzi per contrastare il fenomeno hanno portato all’oscuramento di molti di questi siti e attualmente, per un utente inesperto, risulta complicato accedervi. La condivisione dei link torrent non è però sparita del tutto e si è sposta nei forum, sui gruppi telegram e sui social network.
Seppur in crisi, però, questa tecnologia è ancora utilizzata da molti utenti e sarà da tenere sotto costante osservazione per ancora molto tempo.

Per gli utenti più esperti, è poi possibile scaricare contenuti illeciti nel cosiddetto “Web sommerso” o “Deep Web” (del quale il “Dark Web” costituisce un sottoinsieme). Trovare guide su come accedere a questi contenuti è spesso a portata di clic dalla prima pagina di ricerca di Google.

Come intervenire

I titolari dei diritti di proprietà intellettuale possono intervenire in diversi modi per contrastare il fenomeno della pirateria nel settore dell’editoria. Il primo è sicuramente quello di rivolgersi alle autorità (principalmente Polizia Postale o Guardia di Finanza) o sperare in azioni proattive da parte di queste ultime.

Un’altra possibilità è quella di richiedere supporto a una società in grado di individuare efficacemente i contenuti illeciti, monitorare la comparsa di eventuali nuovi contenuti illegali e di rimuovere gli stessi attraverso segnalazioni agli internet service provider. Per avere maggiori informazioni sulle procedure sopraindicate, è possibile inviarci un messaggio attraverso il nostro form dei contatti o scriverci una mail a protection@argobs.com.